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La campagna produttiva 2024/2025 del Pecorino Romano DOP si è chiusa con poco più di 39 milioni di chilogrammi di formaggio. I 47 caseifici della filiera hanno lavorato oltre 300 milioni di litri di latte, di cui il 76% destinato alla produzione certificata. La filiera coinvolge quasi 9.000 allevatori e 47 caseifici, mentre il 76% del latte lavorato è destinato alla produzione certificata. La Sardegna concentra il 92% dei volumi e il sistema cooperativo rappresenta il 54% della produzione.

I dati, presentati durante l'assemblea annuale del Consorzio per la Tutela del Formaggio Pecorino Romano, confermano soprattutto il peso dei mercati internazionali. Nel 2025 le esportazioni hanno sfiorato 218.000 quintali, pari al 60% della produzione vendibile.

Gli Stati Uniti restano centrali, mentre crescono altri mercati

Gli Stati Uniti si confermano il principale mercato estero, con circa 131.000 quintali esportati nel 2025. I volumi sono risultati in leggero aumento, mentre il valore delle vendite ha risentito delle barriere tariffarie e dell'incertezza commerciale.

Segnali positivi arrivano comunque da altre destinazioni. Le spedizioni verso i Paesi dell'Unione Europea hanno raggiunto quasi 55.000 quintali, con una crescita del 2,4%. Aumenti più marcati sono stati registrati nel Regno Unito, con un +8,6%, in Canada, con un +16%, e in Australia, con un +19,6%.

La diversificazione assume un'importanza particolare considerando il ruolo degli Stati Uniti per l'intero comparto caseario certificato. Secondo AFIDOP, nel 2025 i formaggi italiani DOP e IGP hanno generato esportazioni superiori a 3,3 miliardi di euro. Gli Stati Uniti hanno assorbito circa 40.900 tonnellate per un valore di 485 milioni di euro, con Parmigiano Reggiano, Grana Padano e Pecorino Romano che rappresentano il 95% delle esportazioni di formaggi italiani certificati verso il Paese.

Per produttori ed esportatori, la crescita in Canada, Regno Unito e Australia rappresenta quindi anche uno strumento per distribuire maggiormente il rischio commerciale e ridurre la dipendenza da un singolo mercato.

Nella GDO crescono i volumi, ma resta la sfida del valore

Pecorino Romano DOP - export, formati e canali commercialiSul mercato italiano, le vendite di Pecorino Romano DOP nella grande distribuzione sono aumentate per il secondo anno consecutivo, raggiungendo quasi 48.000 quintali, con una crescita del 4,3% rispetto al 2024. Considerando anche i volumi assorbiti dall'industria alimentare, dal canale HoReCa e dalla vendita al dettaglio, il consumo interno complessivo è stimato in circa 123.000 quintali. Alla tenuta dei volumi si è però accompagnata una progressiva diminuzione del valore delle vendite sul mercato interno.

Il divario tra tenuta dei volumi e diminuzione del valore costituisce un'indicazione importante per produttori e retailer. La crescita della domanda deve essere accompagnata da un assortimento capace di valorizzare origine, certificazione, stagionatura e modalità di utilizzo, evitando che la competizione si concentri prevalentemente sul prezzo.

Il disciplinare offre inoltre la possibilità di differenziare l'assortimento. Il Pecorino Romano DOP può essere commercializzato dopo almeno cinque mesi di stagionatura come formaggio da tavola e dopo almeno otto mesi nella tipologia da grattugia. Questa distinzione permette di sviluppare referenze destinate al consumo diretto, alla preparazione domestica e agli utilizzi professionali.

La ristorazione può rafforzare la riconoscibilità della DOP

Anche la ristorazione rappresenta un canale rilevante per sostenere il valore del prodotto. Una ricerca presentata da AFIDOP nel 2026 ha rilevato una crescita del 20% della presenza dei formaggi DOP e IGP nei menu digitali della ristorazione italiana. Rimane però diffuso l'impiego di abbreviazioni o denominazioni generiche, che riducono la riconoscibilità delle certificazioni.

Per il Pecorino Romano questo aspetto assume un significato particolare. Piatti conosciuti a livello internazionale, come carbonara e cacio e pepe, possono diventare strumenti di promozione della denominazione quando il menu riporta chiaramente la dicitura "Pecorino Romano DOP", anziché un generico riferimento al pecorino o al formaggio grattugiato.

Distributori e fornitori della ristorazione possono sostenere questo posizionamento attraverso formati professionali, documentazione sull'origine, indicazioni sulle stagionature e materiali che aiutino ristoranti e chef a comunicare correttamente l'ingrediente utilizzato (soprattutto in ambito internazionale).

Sul fronte della tutela, il riconoscimento dell'incontestabilità del marchio tridimensionale di certificazione negli Stati Uniti rafforza gli strumenti giuridici a disposizione del Consorzio. In base alla normativa statunitense, tale status rende la registrazione una prova conclusiva della validità del marchio, della titolarità e del diritto esclusivo al suo utilizzo per i prodotti coperti, ferme restando le eccezioni e le difese previste dalla legge.

I risultati della campagna degli utlimi due anni mostrano quindi una filiera capace di mantenere elevati i volumi produttivi e fortemente orientata alle esportazioni. La capacità di difendere il valore dipenderà sempre più dalla diversificazione dei mercati, da campagne di comunicazione rivolte sia ai consumatori sia agli operatori B2B, da formati coerenti con i diversi canali e da una presenza più riconoscibile della denominazione tanto sugli scaffali quanto nei menu.