La pasta italiana continua a confermarsi una delle categorie più rappresentative del Made in Italy alimentare sui mercati internazionali. Secondo l'elaborazione di Unione Italiana Food su dati Istat, nel 2025 le esportazioni hanno raggiunto 2.456.940 tonnellate, con una crescita del +2,1% rispetto al 2024, per un valore complessivo di 3.969 milioni di euro.
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Un riepilogo visuale dei principali numeri sull’export 2025 della pasta italiana: volumi, valore, mercati di destinazione e aree in crescita.
Scarica l’infograficaIl dato conferma la solidità di un comparto fortemente orientato all'estero, anche in un contesto internazionale caratterizzato da tensioni geopolitiche, dinamiche commerciali complesse e andamenti non uniformi tra le diverse aree geografiche. Per produttori, distributori, importatori, retailer e operatori della ristorazione, la pasta italiana resta una categoria strategica, capace di unire riconoscibilità, continuità della domanda e ampie possibilità di posizionamento nei diversi canali di vendita.
Export 2025: oltre 2,45 milioni di tonnellate
Nel 2025 l'export italiano di pasta ha superato i 2,45 milioni di tonnellate, raggiungendo quasi 4 miliardi di euro di valore. Rapportando il valore complessivo ai volumi esportati, il valore medio dell'export si colloca intorno a 1,62 euro al kg, un dato indicativo che aiuta a leggere il contesto economico della categoria sui mercati internazionali.
La produzione mondiale di pasta si attesta intorno ai 17 milioni di tonnellate, di cui 4,2 milioni realizzate in Italia. Il nostro Paese mantiene quindi un ruolo centrale sia dal punto di vista produttivo sia sul piano culturale e commerciale. Il consumo pro capite annuo in Italia è pari a 23,3 kg, ma la forza del comparto emerge soprattutto dalla sua capacità di raggiungere i mercati esteri: nel 2025 oltre il 60% della produzione nazionale è stato destinato fuori dai confini italiani, arrivando in più di 200 Paesi.
Per gli operatori internazionali, questo dato evidenzia un elemento importante: la pasta rappresenta una categoria legata alla cucina tradizionale italiana che è ormai stabilmente inserita negli assortimenti globali, con un ruolo rilevante nel retail e nella ristorazione.
Europa primo sbocco, ma crescono anche America e Oceania
La componente europea resta centrale per l'export italiano di pasta. Della pasta esportata nel 2025, circa 1,3 milioni di tonnellate sono state destinate ai Paesi dell'Unione Europea. I dati riportano per l'area europea una quota pari al 51,9% del totale, in aumento del +4% rispetto al 2024.
La quota extra UE viene indicata al 48,1%, con una distribuzione geografica che vede l'America al 17,6%, l'Asia al 10,6%, l'Oceania al 2,0% e l'Africa all'1,1%. Il quadro mostra quindi una presenza internazionale molto ampia, ma anche differenze significative tra le aree. A livello mondiale, l'Oceania registra un aumento complessivo del +12,9% e l'America cresce del +4,5%, mentre Asia e Africa mostrano una contrazione dei volumi, rispettivamente del -6,7% e del -7,6%.
Questi dati sono particolarmente utili per produttori e distributori perché indicano dove la domanda sta accelerando e dove, invece, il presidio commerciale richiede maggiore attenzione. Nei mercati in crescita, come Oceania e Nord America, il prodotto italiano può beneficiare della sua reputazione e del posizionamento premium. Nei mercati in flessione, invece, diventano più rilevanti fattori come prezzo, logistica, adattamento dell'offerta e capacità di costruire relazioni stabili con importatori e operatori locali.
Germania, Stati Uniti, Francia e Regno Unito restano mercati chiave
Tra i principali mercati di destinazione della pasta italiana si conferma la Germania, con 466.422 tonnellate importate nel 2025 e una crescita del +3,7% rispetto all'anno precedente. Seguono gli Stati Uniti, con 315.018 tonnellate e un incremento del +4,3%, la Francia con 292.341 tonnellate e un aumento del +4,7%, e il Regno Unito con 279.342 tonnellate, in lieve flessione del -1,4%.
Accanto ai mercati storici, emergono dinamiche particolarmente interessanti in Australia, che registra una crescita del +17,4%, in Canada, con un +9,9%, e in Polonia, con un +5,2%. All'interno dell'Unione Europea crescono anche Spagna (+4%) e Paesi Bassi (+6,4%).
Per il retail e per gli importatori, questi numeri confermano l'importanza di presidiare sia i mercati maturi sia quelli con margini di crescita più rapidi. Nei Paesi dove la pasta italiana è già una categoria consolidata, la competizione si gioca sempre più su assortimento, formati, segmentazione del prezzo, prodotti premium, referenze biologiche, integrali e proteiche.
Nei mercati in espansione, invece, restano centrali l'educazione del consumatore, la riconoscibilità del Made in Italy e la capacità di proporre linee adatte ai diversi canali distributivi.
Stati Uniti: domanda positiva, ma attenzione al quadro commerciale
Gli Stati Uniti restano uno dei mercati più importanti per la pasta italiana, come conferma la crescita dei volumi esportati nel 2025. Allo stesso tempo, il mercato statunitense richiede particolare attenzione per l'evoluzione del quadro commerciale e doganale.
Nel marzo 2026 il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha annunciato la decisione finale sul procedimento antidumping che aveva coinvolto 13 produttori italiani di pasta. Le aliquote antidumping sono state fortemente ridimensionate rispetto alla decisione preliminare del settembre 2025: 7% per Garofalo, 2,65% per La Molisana e 5,21% per le altre 11 aziende coinvolte nell'indagine.
Per gli operatori del settore, questo aggiornamento riduce l'incertezza rispetto allo scenario iniziale, ma conferma l'importanza di monitorare costantemente dazi, procedure doganali, costi logistici e condizioni contrattuali. Per importatori e buyer statunitensi, la pasta italiana rimane una categoria ad alta domanda, ma la gestione del rischio commerciale diventa un elemento sempre più importante nella pianificazione degli acquisti.
La pasta nel quadro dell'export agroalimentare italiano
Il risultato della pasta si inserisce in un contesto più ampio di crescita dell'agroalimentare italiano. Nel 2025 l'export agroalimentare nazionale è stimato intorno ai 73 miliardi di euro, un nuovo massimo storico. Nei primi undici mesi dell'anno le esportazioni agroalimentari avevano già sfiorato i 67 miliardi di euro, con una crescita del +5% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
La pasta contribuisce a questo posizionamento perché unisce tre elementi particolarmente apprezzati dai mercati internazionali: forte identità italiana, elevata diffusione nei consumi quotidiani e capacità di adattarsi a canali diversi. È una categoria che può essere venduta nel retail tradizionale, nella grande distribuzione, nei cash & carry, nei negozi specializzati, nell'e-commerce alimentare e nella ristorazione professionale.
In un mercato globale in cui il cibo italiano continua a essere associato a qualità, tracciabilità, tradizione produttiva e varietà territoriale, la pasta mantiene un ruolo di prodotto guida. Per molti buyer internazionali rappresenta una referenza di base per costruire o rafforzare un assortimento Made in Italy, spesso in abbinamento a sughi, conserve di pomodoro, olio extravergine, formaggi e altre categorie complementari.
Retail e food service: i trend globali della pasta
Le prospettive internazionali del mercato confermano il potenziale della categoria. Secondo le stime di Fortune Business Insights, il mercato globale della pasta valeva 75,50 miliardi di dollari nel 2025 e dovrebbe passare da 79,81 miliardi di dollari nel 2026 a 120,13 miliardi entro il 2034, con un tasso medio annuo di crescita del 5,24%.
La pasta secca mantiene una posizione dominante, con una quota stimata dell'83,12% nel 2026, mentre la pasta a base di grano rappresenta il 91,58% del mercato per materia prima. Anche il ruolo della distribuzione moderna resta centrale: secondo la stessa fonte, i supermercati sono indicati come il principale canale distributivo, con una quota del 58,74% nel 2026.
Il canale della ristorazione mostra a sua volta prospettive positive. Secondo IMARC Group, il mercato globale della pasta per la ristorazione è stato stimato a 5.355,2 milioni di dollari nel 2025 e dovrebbe raggiungere 6.724,8 milioni di dollari entro il 2034, con una crescita media annua del 2,60%. A sostenere questa dinamica contribuiscono la diffusione di take-away e delivery, la richiesta di prodotti facili da gestire nelle cucine professionali e la versatilità della pasta nei menu di ristoranti, hotel, catering, bar e locali a servizio rapido.
Per i buyer del canale professionale diventano quindi importanti caratteristiche come resa in cottura, tenuta, standardizzazione del risultato, disponibilità di grandi formati, packaging adatto alle cucine commerciali e ampiezza dell'assortimento. Per il retail, invece, crescono le opportunità legate a segmenti più specifici: pasta premium, integrale, biologica, gluten free, proteica, regionale, artigianale o realizzata con grani selezionati.
Innovazione, posizionamento e valore aggiunto
La crescita dell'export non dipende soltanto dai volumi. Produttori e distributori hanno la possibilità di rafforzare il valore della categoria e differenziare l'offerta in base ai mercati. In molti Paesi, il prodotto italiano gode già di una forte reputazione, ma questa riconoscibilità deve essere sostenuta da informazioni chiare su origine, qualità delle materie prime, processi produttivi, formati disponibili e modalità d'uso.
Le aziende possono lavorare su più leve: sviluppo di linee e assortimenti pensati per il canale professionale, referenze dedicate al retail premium, pack più informativi e contenuti utili per supportare importatori, distributori e retailer (incluso l'e-commerce) nella vendita al consumatore finale.
In questo scenario rientra anche il tema dell'innovazione tecnologica nella filiera agroalimentare. Il Rapporto 2026 promosso da Federalimentare segnala investimenti in startup AgriFoodTech pari a 122 milioni di euro nel 2025, in crescita del +18% rispetto all'anno precedente, e un ruolo crescente dell'intelligenza artificiale per migliorare efficienza, performance e competitività delle imprese alimentari. Anche per il comparto pasta, strumenti digitali, analisi dei dati, tracciabilità e automazione possono contribuire a rendere più efficaci produzione, controllo qualità, logistica e rapporti commerciali internazionali.
Opportunità per produttori, distributori e buyer internazionali
I dati 2025 confermano che la pasta italiana ha una base solida nei mercati maturi e continua a trovare spazi di crescita in aree ad alto potenziale. Per i produttori, questo significa lavorare su una presenza internazionale più strutturata, rafforzando il dialogo con importatori, distributori e operatori del retail. Per i buyer, invece, la categoria offre la possibilità di costruire assortimenti differenziati, capaci di rispondere sia alla domanda quotidiana sia alla ricerca di prodotti a maggiore valore aggiunto.
Le opportunità più interessanti riguardano in particolare:
- assortimenti retail più segmentati, con referenze premium, regionali, biologiche, integrali o adatte a specifiche esigenze nutrizionali;
- linee per il food service, pensate per cucine professionali, ristorazione organizzata, hotel, catering e delivery;
- mercati extra UE in crescita, come America e Oceania, dove il Made in Italy mantiene un forte potere attrattivo;
- strategie di abbinamento con sughi, conserve, olio, formaggi e altri prodotti italiani complementari (e relative opportunità di cross-selling, sia in ambito B2B che B2C);
La pasta italiana resta quindi una categoria chiave per l'export agroalimentare e per la promozione del Made in Italy nel mondo. I risultati del 2025 mostrano un settore competitivo, riconoscibile e capace di adattarsi a canali diversi. Per trasformare questa forza in ulteriore crescita, sarà sempre più importante coniugare qualità del prodotto, promozione attiva nei diversi mercati, innovazione e capacità di offrire soluzioni differenziate per canale.