Seleziona la tua lingua

Il nuovo Marchio del biologico italiano introduce requisiti, modalità di applicazione e inserimento del nuovo logo su confezioni e materiali commerciali. L'impatto  riguarda anche l'export, con possibili effetti positivi per produttori, distributori internazionali e importatori, che avranno uno strumento in più per promuovere l'origine italiana dei prodotti.

Verso la piena operatività del marchio

Il Marchio del biologico italiano si avvicina alla piena operatività. Il decreto del 26 maggio 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 13 luglio, definisce le condizioni di attribuzione e le modalità con cui il nuovo logo nazionale potrà essere utilizzato sulle confezioni, accanto al marchio biologico dell'Unione europea.

FederBio, la principale associazione di categoria che rappresenta le imprese italiane del settore biologico, ha accolto positivamente la pubblicazione del provvedimento, considerandolo uno strumento utile per rafforzare la riconoscibilità delle produzioni biologiche italiane e la loro capacità di competere sui mercati nazionali e internazionali. Secondo la Federazione, il marchio potrà inoltre aiutare a comunicare in modo più immediato l'origine delle materie prime, la tracciabilità e il legame con le filiere agricole italiane.

Non è una nuova certificazione biologica

Il Marchio del biologico italiano avrà carattere volontario e potrà essere utilizzato esclusivamente insieme all'eurofoglia, il logo biologico dell'UE. Non sostituisce quindi la certificazione prevista dal Regolamento europeo 2018/848 e non introduce una nuova categoria di prodotti biologici.

Per accedere al marchio, il prodotto dovrà già rispettare la normativa europea sul biologico e riportare l'indicazione "Agricoltura Italia" o, nel caso dei prodotti dell'acquacoltura, "Acquacoltura Italia". L'operatore dovrà inoltre avere sede legale e produttiva in uno Stato membro dell'Unione europea.

Il requisito più rilevante riguarda l'origine. Il marchio è destinato ai prodotti realizzati con materie prime biologiche coltivate o allevate in Italia. La semplice trasformazione o il confezionamento sul territorio nazionale non saranno quindi sufficienti per poterlo utilizzare.

Per le aziende alimentari, questo implica la necessità di verificare la provenienza di tutte le materie prime agricole che concorrono alla composizione del prodotto. Un alimento trasformato contenente ingredienti biologici provenienti da Paesi diversi non potrà essere presentato attraverso il nuovo marchio come prodotto biologico italiano, anche quando la lavorazione finale avviene in Italia.

Come sarà richiesto il marchio

Gli operatori interessati dovranno inviare una comunicazione al Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (MASAF) attraverso un'applicazione gratuita del Sistema informativo biologico, integrato nel Sistema informativo agricolo nazionale.

La comunicazione dovrà contenere i dati identificativi dell'operatore, l'elenco dei prodotti sui quali si intende applicare il marchio e una dichiarazione sul possesso dei requisiti previsti. L'impresa dovrà inoltre impegnarsi a rispettare il regolamento d'uso e a comunicare tempestivamente eventuali variazioni.

Il sistema verificherà automaticamente che l'operatore sia inserito nell'elenco nazionale degli operatori biologici e disponga di un certificato valido. In assenza di un provvedimento di diniego, la richiesta sarà considerata accolta dopo 30 giorni dalla presentazione. L'utilizzo improprio del logo resterà soggetto al sistema di controlli e alle sanzioni previste dalla normativa italiana sul biologico.

Il decreto, tuttavia, non rende ancora automaticamente utilizzabile il marchio. Le comunicazioni produrranno effetti dal giorno successivo alla pubblicazione dell'avviso con cui il MASAF confermerà l'operatività dell'applicazione informatica. Il Ministero ha indicato che le istruzioni per la richiesta saranno pubblicate successivamente.

Le aziende possono quindi iniziare a individuare le referenze potenzialmente ammissibili e a predisporre la documentazione, ma dovranno attendere l'apertura ufficiale della procedura prima di utilizzare il logo.

Come dovrà comparire sulle confezioni

Il logo italiano dovrà essere collocato nello stesso campo visivo dell'eurofoglia e non potrà avere dimensioni superiori a quelle del marchio biologico europeo. Non potrà sostituirlo, coprirlo o limitarne la visibilità.

Il disegno, i colori e le proporzioni del marchio non potranno essere modificati. Non sarà inoltre possibile aggiungere testi, effetti grafici o elementi di trasparenza all'interno del logo.

L'allegato tecnico stabilisce una dimensione minima ordinaria di 8,5 millimetri di altezza e 18,022 millimetri di larghezza. Per le confezioni particolarmente piccole sarà ammessa una versione ridotta, con un'altezza minima di 5,5 millimetri e l'impiego del solo pittogramma. La versione in bianco e nero potrà essere utilizzata quando l'applicazione a colori non risulti tecnicamente possibile.

Per produttori e confezionatori sarà quindi necessario coordinare l'inserimento del logo con i tempi di revisione degli artwork, di approvazione delle etichette e di esaurimento delle confezioni già stampate.

Un mercato italiano da 6,9 miliardi di euro

L'introduzione del marchio avviene in una fase di crescita del biologico italiano. Nel 2025 le vendite di prodotti bio sul mercato nazionale hanno raggiunto circa 6,9 miliardi di euro. I consumi domestici hanno generato 5,5 miliardi, con un incremento del 6,2%, mentre il fuori casa ha raggiunto circa 1,35 miliardi di euro (fonte: dati FederBio).

La distribuzione moderna rappresenta ormai il principale canale per gli acquisti domestici di prodotti biologici. Nel 2025 ha sviluppato vendite per circa 3,5 miliardi di euro, pari al 64% del mercato domestico, con una crescita del 6,1%.

Il nuovo logo potrebbe facilitare la costruzione di assortimenti nei quali la certificazione biologica e l'origine italiana siano comunicate come due caratteristiche complementari. Per punti vendita, grande distribuzione e operatori private label, il marchio può diventare un elemento utile per distinguere le referenze ottenute interamente da filiere agricole italiane da quelle biologiche che utilizzano materie prime provenienti da più Paesi.

Le opportunità sui mercati internazionali

Anche l'export del biologico Made in Italy ha raggiunto dimensioni rilevanti. Secondo i dati dell'Osservatorio SANA-ICE elaborati da Nomisma, nel 2024 le vendite internazionali di prodotti agroalimentari biologici italiani hanno raggiunto circa 3,9 miliardi di euro, con una crescita del 7% rispetto all'anno precedente. Germania, Francia, Paesi scandinavi e Stati Uniti figurano tra le principali destinazioni indicate dalle imprese esportatrici.

Per i distributori internazionali, il nuovo marchio può offrire una chiave di lettura immediata all'interno del portafoglio prodotti. L'eurofoglia continuerà a identificare il rispetto delle regole europee sulla produzione biologica, mentre il marchio nazionale permetterà di riconoscere le referenze ottenute da materie prime agricole italiane.

Questa combinazione può risultare particolarmente utile nei mercati in cui l'origine italiana costituisce già un elemento di scelta e il biologico rappresenta una categoria consolidata. In Germania, per esempio, i dati ICE indicano che il mercato degli alimenti biologici ha raggiunto 18,23 miliardi di euro nel 2025, con una crescita del 6,7%.

Il logo potrà essere utilizzato anche sui prodotti destinati ai mercati extra-UE, insieme al marchio biologico europeo, il cui impiego fuori dall'Unione è facoltativo. La sua presenza non sostituirà però le certificazioni, le procedure di importazione o gli obblighi di etichettatura richiesti dal Paese di destinazione.

Cosa possono fare ora produttori e distributori

In attesa dell'attivazione della procedura ministeriale, le aziende possono effettuare una prima verifica delle referenze che già riportano le indicazioni "Agricoltura Italia" o "Acquacoltura Italia", controllare la provenienza degli ingredienti e valutare quali prodotti possano effettivamente accedere al marchio.

Sarà inoltre utile pianificare l'aggiornamento delle confezioni, delle schede tecniche, dei cataloghi commerciali, delle pagine e-commerce e dei materiali destinati a buyer e distributori.

Per gli operatori internazionali, il marchio potrà diventare un criterio aggiuntivo di selezione e organizzazione dell'assortimento. 

L'effettivo impatto della novità dipenderà dal livello di adesione delle imprese e dalla capacità della filiera di comunicare e promuovere il nuovo logo. Utilizzato correttamente, il Marchio del biologico italiano potrà rendere più riconoscibile il legame con l'Italia, sostenere la trasparenza verso buyer e consumatori, rafforzando il posizionamento delle produzioni bio italiane nei canali retail e nella ristorazione.