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La crescita della domanda mondiale di prodotti agricoli e alimentari nei prossimi dieci anni sarà concentrata soprattutto nei Paesi a reddito medio e basso, mentre cambierà anche la geografia dei flussi commerciali. Secondo l'OECD-FAO Agricultural Outlook 2026-2035, India e Sud-est asiatico avranno un ruolo particolarmente rilevante nell'espansione dei consumi, mentre altre regioni continueranno ad aumentare la propria dipendenza dalle importazioni.

Per produttori, importatori e distributori internazionali, queste proiezioni offrono indicazioni utili per comprendere dove potrebbe crescere maggiormente la domanda e quali mercati avranno un bisogno crescente di approvvigionamenti dall'estero. Le due dinamiche, tuttavia, non coincidono necessariamente e richiedono strategie differenti.

India e Sud-est asiatico guidano la crescita dei consumi

Secondo le proiezioni OECD-FAO, India e Paesi del Sud-est asiatico contribuiranno per circa il 39% alla crescita globale dei consumi entro il 2035, rispetto al 32% registrato nel decennio precedente.

A sostenere questa evoluzione sono la crescita demografica, l'aumento dei redditi e l'urbanizzazione. Il cambiamento riguarda anche la composizione della domanda: con il miglioramento del tenore di vita, le diete tendono a diversificarsi, con un peso crescente dei prodotti di origine animale e ittici rispetto agli alimenti di base.

In parallelo, il contributo della Cina alla crescita mondiale dei consumi dovrebbe ridursi al 13%, anche per effetto di una domanda pro capite ormai più matura e della progressiva diminuzione della popolazione.

Nuovi equilibri per il commercio alimentare in Asia

L'aumento della domanda si riflette anche sulla struttura degli scambi. L'Outlook evidenzia che l'Asia meridionale e il Sud-est asiatico sono passati da una posizione di esportatori netti a quella di importatori netti, una trasformazione legata alla crescita della domanda alimentare in mercati come India, Indonesia, Filippine, Malaysia, Thailandia e Vietnam e, parallelamente, alla diminuzione delle esportazioni regionali di olio di palma.

La tendenza non implica che tutti i Paesi o tutte le categorie di prodotto seguano lo stesso percorso, ma segnala un cambiamento nel bilancio complessivo tra produzione, consumo e commercio della regione.

A livello mondiale, la quota della produzione agricola scambiata sui mercati internazionali è passata dal 16% nel 2000 a circa il 22-23% attuale e dovrebbe mantenersi sostanzialmente stabile nel prossimo decennio. A cambiare sarà soprattutto la distribuzione geografica delle eccedenze produttive e dei fabbisogni tra le diverse aree del mondo.

Medio Oriente e Nord Africa sempre più dipendenti dalle importazioni

Una dinamica differente emerge nella regione che comprende Medio Oriente e Nord Africa. Qui la crescita della popolazione si combina con limiti strutturali alla capacità produttiva interna, aumentando il ruolo degli approvvigionamenti internazionali.

Entro il 2035, le importazioni dovrebbero arrivare a coprire circa il 72% dei consumi delle commodity agricole considerate dall'Outlook, calcolati in equivalenti calorici. Nel prossimo decennio, inoltre, le importazioni nette di prodotti alimentari di base della regione sono previste in crescita del 34%.

I dati confermano il ruolo centrale degli scambi internazionali nell'approvvigionamento alimentare della regione. Per importatori e distributori locali, disponibilità delle forniture, diversificazione degli approvvigionamenti e continuità logistica continueranno quindi a rappresentare aspetti rilevanti nella gestione delle categorie alimentari.

Crescita della domanda e dipendenza dalle importazioni sono due segnali diversi

Per chi opera nel commercio internazionale, le proiezioni dell'Outlook evidenziano una distinzione importante: l'espansione dei consumi e il maggiore ricorso agli approvvigionamenti esteri non procedono necessariamente allo stesso ritmo.

Questo aspetto è rilevante nella valutazione dei mercati di destinazione. Una crescita sostenuta dei consumi non implica automaticamente un aumento equivalente delle importazioni, perché una parte della domanda può essere soddisfatta dalla produzione locale. Allo stesso modo, una forte dipendenza dall'estero non significa che tutte le categorie di prodotto o le fasce di prezzo offrano le stesse prospettive.

Il commercio internazionale resta centrale, ma aumenta l'esposizione ai rischi

Secondo OECD e FAO, gli scambi continueranno a svolgere un ruolo essenziale nel collegare le aree con eccedenze produttive a quelle nelle quali l'offerta interna non è sufficiente a soddisfare i consumi.

Una maggiore dipendenza dalle importazioni comporta però anche una maggiore esposizione a oscillazioni dei cambi, disponibilità di valuta estera, eventi climatici nei principali Paesi esportatori e cambiamenti delle politiche commerciali. Eventuali interruzioni dell'offerta nei grandi mercati produttori possono quindi avere ripercussioni più rapide sulle regioni maggiormente dipendenti dagli approvvigionamenti esteri.

Come leggere le proiezioni fino al 2035

L'OECD-FAO Agricultural Outlook presenta uno scenario di riferimento, non una previsione certa. Le proiezioni sono elaborate sulla base di ipotesi relative all'andamento dell'economia, alla produttività, alle condizioni climatiche, alle preferenze dei consumatori e alle politiche agricole e commerciali.

È inoltre importante considerare il perimetro dell'analisi. L'Outlook prende in esame le principali commodity agricole e i prodotti ittici e non costituisce quindi una previsione dettagliata del mercato dei prodotti alimentari trasformati o confezionati. I dati consentono soprattutto di individuare le dinamiche strutturali che potranno influenzare produzione, consumi e scambi nei prossimi anni.