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Nel Regno Unito il design del packaging sta diventando anche una variabile di costo. Dal 2026/27, nell'ambito del sistema di Extended Producer Responsibility (EPR) per il packaging, le tariffe applicate ai grandi produttori per la gestione dei rifiuti di imballaggio domestici vengono modulate in base alla riciclabilità: gli imballaggi più difficili da riciclare sostengono costi maggiori, mentre quelli classificati come maggiormente riciclabili possono beneficiare di una riduzione.

Il cambiamento riguarda direttamente gli operatori UK soggetti al sistema, ma può avere conseguenze anche per produttori alimentari ed esportatori esteri. Quando la responsabilità EPR ricade sull'importatore, sul brand owner o su un altro operatore britannico, infatti, le caratteristiche dell'imballaggio scelto dal fornitore possono incidere sui costi sostenuti dal partner commerciale. La riciclabilità può quindi entrare sempre più frequentemente nei capitolati, nelle richieste dei retailer e nelle negoziazioni con i fornitori.

Anche le imprese italiane devono tenere conto di questi fattori per essere competitivi e venire incontro alle richieste di importatori, distributori e buyer britannici.

Come funziona la modulazione delle fee EPR

Il sistema britannico di Extended Producer Responsibility for packaging trasferisce sui soggetti che immettono packaging sul mercato una parte dei costi sostenuti per la gestione dei relativi rifiuti. Per le grandi organizzazioni soggette alla disciplina sono previsti, tra gli altri adempimenti, la registrazione annuale, la comunicazione semestrale dei dati sugli imballaggi e il pagamento delle "waste disposal fees" (contributi per la gestione dei rifiuti di imballaggio) relative al packaging domestico.

Dal secondo anno operativo del sistema, il 2026/27, queste fee vengono modulate utilizzando la Recyclability Assessment Methodology (RAM). Gli imballaggi interessati vengono classificati in tre categorie:

  • green, per gli imballaggi più facilmente riciclabili attraverso l'infrastruttura disponibile nel Regno Unito;
  • amber, per quelli che presentano alcune criticità nella raccolta, selezione, riciclo o qualità del materiale recuperato;
  • red, per gli imballaggi più difficili da riciclare su larga scala.

La categoria amber rappresenta il livello di riferimento. Nel 2026/27 il costo relativo agli imballaggi classificati red viene calcolato applicando un fattore pari a 1,2 rispetto alla fee amber, quindi con una maggiorazione del 20%. Il fattore salirà a 1,6 nel 2027/28 e a 2,0 nel 2028/29.

Per gli imballaggi green il meccanismo funziona in senso opposto: le maggiori somme raccolte dal packaging red vengono utilizzate per finanziare uno sconto sulle fee del packaging green. La percentuale di riduzione non è quindi predeterminata, perché dipende dalla quantità complessiva di packaging classificata green, amber e red.

Quanto può incidere la riciclabilità

Le fee definitive per il 2026/27 non sono ancora disponibili. Nel proprio piano operativo pubblicato nell'agosto 2026, PackUK indica che i dati comunicati dai produttori saranno sottoposti ai controlli delle autorità ambientali prima del calcolo delle fee dell'anno 2, previsto nel corso di novembre 2026.

Le stime illustrative pubblicate in precedenza permettono comunque di capire l'effetto della modulazione. Per alcuni dei materiali maggiormente utilizzati nel settore alimentare, PackUK aveva indicato i seguenti importi:

Materiale Green Amber Red
Vetro £185/t £205/t £245/t
Carta e cartone £190/t £210/t £250/t
Alluminio £245/t £270/t £325/t
Plastica £415/t £455/t £545/t
Compositi a base di fibre £475/t £525/t £630/t

Si tratta esclusivamente di valori indicativi, pubblicati per consentire alle imprese di pianificare i possibili costi, e non delle tariffe definitive che saranno applicate nel 2026/27.

Non conta soltanto il materiale principale

Per stabilire la classificazione RAM non è sufficiente chiedersi se una confezione sia realizzata in vetro, plastica o carta. La metodologia valuta la possibilità che l'imballaggio venga effettivamente raccolto, selezionato, riprocessato e trasformato nuovamente in materiale utilizzabile attraverso le infrastrutture operative disponibili nel Regno Unito.

Possono quindi diventare rilevanti anche etichette, chiusure, film, adesivi, rivestimenti, strati barriera e combinazioni di materiali. Un componente che migliora le performance tecniche, la shelf life o l'aspetto della confezione può allo stesso tempo renderne più complesso il riciclo.

Nel settore alimentare questo aspetto è particolarmente importante, perché molte confezioni richiedono proprietà barriera contro ossigeno, umidità, luce o contaminazioni e utilizzano strutture multistrato o componenti differenti. La valutazione deve quindi riguardare il packaging reale nel suo complesso e non soltanto il materiale che visivamente appare predominante.

Chi paga per i prodotti alimentari importati

Gli obblighi EPR dipendono dal ruolo svolto dall'impresa nella filiera e dalle dimensioni dell'organizzazione. In generale, per essere un obligated producer (cioè i soggetti effettivamente responsabili per il pagamento dei contributi previsti) l'organizzazione deve essere stabilita nel Regno Unito, avere un fatturato annuo mondiale superiore a £1 milione e risultare responsabile di oltre 25 tonnellate di packaging fornite o importate nel mercato UK.

Le organizzazioni con fatturato superiore a £2 milioni e responsabili di oltre 50 tonnellate di packaging sono considerate "large producers". Sono queste ultime, tra gli altri obblighi, a dover pagare le waste disposal fees sul packaging domestico. I small producers sono invece soggetti a obblighi più limitati di registrazione e reporting e non pagano questi contributi.

Nel caso di prodotti confezionati importati, la responsabilità può ricadere sull'importatore o sul primo soggetto stabilito nel Regno Unito che acquisisce la proprietà del packaging, a seconda della struttura della filiera, della presenza di un brand con sede in UK e delle modalità con cui avviene l'importazione.

Un produttore alimentare stabilito fuori dal Regno Unito, quindi, non è tenuto al pagamento di questi contributi semplicemente perché esporta un prodotto sul mercato britannico. Questo però non rende la normativa irrilevante per il fornitore estero, come vedremo nel prossimo paragrafo.

Perché importatori e retailer possono chiedere packaging diversi

Se il costo EPR grava sull'importatore, sul retailer o su un brand owner britannico, la progettazione del packaging del fornitore contribuisce a determinare quel costo. Diventa quindi plausibile che la classificazione RAM entri progressivamente nei processi di selezione dei prodotti e nelle specifiche richieste ai fornitori.

Un buyer potrebbe, ad esempio, chiedere informazioni più dettagliate sulla composizione dell'imballaggio, richiedere prove documentate sulla riciclabilità, preferire determinate strutture o chiedere la modifica di componenti che determinano una classificazione meno favorevole. Il costo EPR potrebbe inoltre diventare uno degli elementi considerati nelle trattative sul prezzo o nella valutazione della redditività di una referenza.

L'effetto potrebbe diventare più evidente nei prossimi anni. La maggiorazione prevista per il packaging red passa infatti dal 20% rispetto alla fee amber nel 2026/27 al 60% nel 2027/28, fino al 100% nel 2028/29.

Per i fornitori esteri conviene anticipare le richieste dei buyer

C'è inoltre un'importante questione temporale. Le fee modulate del 2026/27 vengono calcolate utilizzando i dati relativi al packaging immesso sul mercato nel 2025. Un redesign realizzato oggi non modifica quindi il costo relativo al primo anno di modulazione, ma può incidere sulle valutazioni e sui costi degli anni successivi.

Per le aziende alimentari che vendono nel Regno Unito può essere utile iniziare a raccogliere, per ogni referenza, dati più granulari su peso, materiali, componenti, laminazioni, rivestimenti, adesivi, etichette e sistemi di chiusura, confrontando le soluzioni adottate con la RAM applicabile al relativo anno di reporting.

PackUK ha già pubblicato anche la RAM 2027, che dovrà essere utilizzata per il packaging immesso sul mercato nel 2027. Per il reporting relativo al 2026 resta invece applicabile la versione 1.1 della metodologia.

Per un esportatore, conoscere in anticipo la classificazione potenziale del proprio packaging può quindi diventare un elemento commerciale oltre che tecnico: consente di affrontare le trattative con importatori e retailer con dati più precisi e di valutare eventuali modifiche prima che la riciclabilità diventi un fattore ancora più rilevante nel costo complessivo della referenza sul mercato UK.

Le informazioni ufficiali sul sistema sono disponibili nella sezione dedicata all'Extended Producer Responsibility for packaging di GOV.UK.