Nel food & beverage, la longevità di un marchio non è più sufficiente, da sola, a generare valore. Come vedremo con diversi esempi, per produttori, distributori, importatori e buyer internazionali, la storia aziendale diventa realmente interessante quando si traduce in elementi concreti: continuità, qualità riconoscibile, capacità di innovare, solidità distributiva, investimenti produttivi, adattamento ai nuovi consumi e supporto commerciale ai mercati.
I brand storici che continuano a crescere non usano la tradizione come semplice argomento celebrativo. La trasformano in una piattaforma competitiva, mantenendo una promessa chiara e aggiornando linguaggio, formati, canali, filiere e occasioni di consumo. È questo equilibrio a renderli rilevanti sia per il consumatore finale, che cerca fiducia e riconoscibilità, sia per il mondo B2B, che valuta margini, rotazione, affidabilità, posizionamento e capacità di sostenere la vendita.
Per un distributore internazionale, un marchio storico ben gestito può rappresentare un vantaggio significativo. Un prodotto con identità forte, materiali di comunicazione efficaci, gamma coerente e presenza già testata su più mercati è più semplice da proporre a retailer, foodservice, negozi specializzati, e-commerce e canali premium. Allo stesso tempo, per i produttori italiani, diversi casi di successo dimostrano che l'heritage può diventare una leva di export solo se viene accompagnato da innovazione reale e da una lettura aggiornata delle esigenze del mercato.
I casi che seguono mostrano percorsi diversi, ma accomunati da un punto: la longevità funziona quando non si oppone al cambiamento, ma permette al marchio di evolvere mantenendo coerenza, identità e valore commerciale.
Ferrarini: filiera, gamma premium e nuovo slancio export
Ferrarini è un marchio storico italiano legato alla produzione del prosciutto cotto dal 1956 e riconosciuto come Marchio Storico di Interesse Nazionale. La sua attualità non deriva solo dalla forza del prodotto simbolo (in particolare il prosciutto cotto noto come "Il Ferrarini"), ma anche dalla capacità di rilanciare il marchio attraverso un miglioramento continuo su qualità, efficienza produttiva, nuove referenze e crescita internazionale.
Anche l'innovazione di prodotto va nella direzione della valorizzazione premium: i lanci più recenti, quali Fumo di Praga e Tacchino arrosto Pavo, mostrano la volontà di rafforzare l'offerta oltre il prodotto storico, mantenendo però coerenza con l'identità gastronomica del brand. Per i distributori, Ferrarini rappresenta un caso interessante di marchio con forte reputazione nazionale e internazionale, gamma ampliata e rinnovato potenziale di export.
Nel 2025 l'azienda ha raggiunto 197 milioni di euro di fatturato (+3%), con EBITDA a 13,4 milioni. L'export è cresciuto del 15%, confermando il potenziale del marchio fuori dal mercato domestico. Sul piano produttivo, il progetto più rilevante è il nuovo stabilimento di Masone, a Reggio Emilia, con un investimento da 100 milioni di euro e l'obiettivo di diventare il primo impianto europeo a impatto zero per il prosciutto cotto.
Ferrarini è attenta anche a comunicare caratteristiche oggi rilevanti per molti consumatori e per i canali distributivi, come l'assenza di glutine, lattosio e proteine del latte. Gusto, qualità, territorio, sostenibilità ambientale e attenzione alla salute fanno quindi parte di un unico racconto che è coerente con il percorso storico del marchio.
L'attenzione alla filiera rafforza ulteriormente il posizionamento del marchio: Ferrarini valorizza il controllo delle materie prime e dei processi produttivi all’interno di una gamma ampia, che comprende prosciutto cotto, prosciutti crudi, mortadelle, salami e altre specialità stagionate.
Per approfondire, vedi anche: Ferrarini: salumi e specialità italiane dal 1956 - Opportunità per buyer e distributori internazionali.
Mutti: specializzazione, leadership e comunicazione creativa del prodotto
Fondata nel 1899, Mutti è uno degli esempi più chiari di specializzazione trasformata in vantaggio competitivo. Il marchio non ha costruito la propria crescita su una logica generalista, ma su una categoria precisa: il pomodoro. Questa focalizzazione ha consentito di rendere una materia prima apparentemente semplice un prodotto ad alto valore percepito.
Nel 2025 il gruppo ha raggiunto 777 milioni di euro di fatturato, in crescita del 10,6%, con volumi in aumento del 9% e con una forte vocazione all'export, che rappresenta il 60% del fatturato. In Italia Mutti mantiene una posizione di leadership nei derivati del pomodoro, ma la crescita è trainata anche da mercati dinamici come Stati Uniti, Germania, Polonia e Australia.
La modernità del brand emerge anche dalla comunicazione. Per celebrare i 55 anni della Polpa, Mutti ha lanciato la campagna "L'originale che ti rende originale" (declinata in inglese come "The original that makes you original") e ha portato al Fuorisalone 2026 il progetto House of Polpa, un'installazione dedicata al prodotto rappresentativo del brand e realizzata con migliaia di lattine. L'operazione ha collegato una referenza da dispensa a un contesto creativo e lifestyle, dimostrando come l'identità stessa del prodotto possa diventare il punto di partenza per una comunicazione contemporanea e distintiva.
Per i buyer professionali, Mutti dimostra che specializzazione, qualità percepita e narrazione coerente possono sostenere un posizionamento premium anche in categorie molto competitive.
De Cecco: il metodo produttivo come valore contemporaneo
De Cecco è legata alla pasta dal 1886 ed è stata il primo produttore di pasta secca a ottenere il riconoscimento di Marchio Storico di Interesse Nazionale. La sua forza sta nella capacità di trasformare un metodo produttivo storico in una promessa attuale: essiccazione lenta a bassa temperatura, trafilatura al bronzo, selezione delle semole e tenuta in cottura.
Nel 2024 il fatturato ha superato i 686 milioni di euro, con una crescita del 10% rispetto al 2023. Nel 2025 le vendite sono state sostenute dall'export, pari al 58% dei volumi, mentre il mercato italiano rappresenta il 42%.
L'innovazione recente conferma la volontà di parlare a nuovi target senza perdere il posizionamento premium. La pasta High Protein, i formati speciali, le linee senza glutine e le attività di comunicazione collegate a testimonial sportivi mostrano come il marchio stia cercando di intercettare consumatori interessati a performance, nutrizione e stile di vita.
Per i distributori, De Cecco offre un esempio di brand storico che non compete solo sull'italianità, ma su argomenti tecnici facilmente spendibili nel retail e nella ristorazione internazionale.
Vicenzi: pasticceria italiana, riconoscibilità e nuovi linguaggi
Il Gruppo Vicenzi nasce nel 1905 con la bottega di Matilde Vicenzi e oggi rappresenta un caso interessante di evoluzione della pasticceria industriale italiana. Nel 2024 ha raggiunto 167 milioni di euro di fatturato, con una crescita del 3%, sostenuta soprattutto dai mercati esteri. Il gruppo è presente in oltre 90 Paesi e comprende marchi come Matilde Vicenzi, Grisbì e Mr. Day.
La modernità del brand si vede soprattutto nella capacità di differenziare i momenti di consumo. Tra i lanci più recenti, Grisbì conferma la propria capacità di rinnovarsi attraverso gusti ricercati e special edition, come Mood Boosting Mango & Cioccolato Bianco. Le campagne multicanale, la presenza in TV e i contenuti digitali rafforzano il posizionamento del marchio attorno a piacere personale, pausa, lifestyle e stagionalità.
Per i mercati esteri, Vicenzi ha un vantaggio chiaro, proponendo un'idea di pasticceria italiana riconoscibile, ma adatta a canali moderni, dal retail all'e-commerce, fino al gifting e alle ricorrenze. Questo caso è un esempio di come tradizione, storia, qualità e comunicazione contemporanea possano sostenere l'internazionalizzazione.
Petra Molino Quaglia: quando la farina diventa metodo professionale
Petra Molino Quaglia rappresenta un caso particolarmente interessante per il pubblico B2B. La storia del Molino Quaglia inizia nel 1914 con il primo molino sull'acqua di Angelo Quaglia, all'interno di una tradizione familiare mugnaia ancora più antica. Nel tempo, l'azienda ha trasformato la farina da materia prima generica a ingrediente tecnico e identitario, costruendo attorno al prodotto un sistema fatto di ricerca, formazione e cultura professionale.
Il valore del marchio non si limita quindi alla fornitura di farine per pane, pizza, pasticceria e ristorazione. Università della Pizza, Accademia del Pane, Pizzaup e i progetti rivolti a panificatori, pizzaioli e pasticceri hanno contribuito a trasformare Petra in una piattaforma di competenze, capace di affiancare i professionisti nell'utilizzo del prodotto e nel miglioramento del risultato finale.
Per i distributori, questo approccio è particolarmente utile: una farina supportata da contenuti tecnici, formazione e strumenti di valorizzazione è più facile da differenziare rispetto a una referenza valutata solo per prezzo o caratteristiche di base.
Un altro elemento distintivo è l'Augmented Stone Milling (ASM), il processo sviluppato da Molino Quaglia. Si tratta di una macinazione a pietra potenziata che integra l'esperienza storica del molino con un impianto moderno, con l'obiettivo di preservare profumo, gusto e componenti del chicco, migliorando al tempo stesso controllo, stabilità e lavorabilità della farina. L'innovazione, in questo caso, non sostituisce il processo artigianale e storico, ma lo rende più adatto alle esigenze dei laboratori contemporanei.
Petra Molino Quaglia dimostra così che anche una materia prima tecnica può uscire dalla logica della commodity quando viene accompagnata da metodo, formazione e innovazione di processo. Per produttori, distributori e operatori specializzati, è un esempio di come la storicità di un marchio possa diventare valore commerciale non solo attraverso il racconto della storia aziendale, ma attraverso strumenti concreti che aiutano i professionisti a lavorare meglio e a differenziare la propria offerta.
Per approfondire, vedi anche: Farine professionali: Petra Molino Quaglia punta su qualità e filiera controllata.
Ponti: heritage secolare e nuovi usi dell'aceto italiano
Ponti è un marchio con radici che risalgono al 1787 ed è entrato nel Registro dei Marchi Storici di Interesse Nazionale. La sua forza sta nell'aver ampliato il ruolo dell'aceto, portandolo oltre il semplice condimento: oggi il brand presidia preparazioni per la cucina quotidiana, ricette gourmet e referenze pensate per nuovi stili alimentari e occasioni di consumo più versatili.
Nel 2024 l'azienda ha raggiunto quasi 119 milioni di euro di fatturato, con una crescita del 3%, mentre l'estero ha registrato un incremento superiore al 10%. L'obiettivo dichiarato è arrivare a 250 milioni di ricavi in tre anni, con un equilibrio Italia-estero al 50%.
Le iniziative più recenti vanno nella direzione del posizionamento di fascia alta e dell'adattamento ai nuovi consumi: Aceto Balsamico di Modena 1787, Melagold e soluzioni pensate per piatti contemporanei come poke e insalate mostrano come un ingrediente storico possa essere riposizionato su occasioni d'uso attuali.
Per distributori e buyer, Ponti è un caso utile per capire come valorizzare categorie mature attraverso il supporto ai partner commerciali, formulazione ricercata, packaging e ampliamento dell'uso quotidiano.
Riso Gallo: dalla riseria storica alla filiera digitale
Riso Gallo nasce nel 1856 ed è tra le più antiche industrie risiere italiane. La sua evoluzione recente è particolarmente interessante perché mostra come una categoria percepita spesso come commodity possa essere resa più moderna attraverso tecnologia, sostenibilità e nuovi formati.
Il gruppo è presente in circa 80 Paesi e ha sviluppato strumenti di filiera come Gallo4Farmers, piattaforma digitale realizzata con xFarm Technologies per monitorare pratiche colturali, registri, gestione dell'acqua e impatti ambientali. L'innovazione riguarda quindi non solo il prodotto finito, ma anche la relazione con gli agricoltori e la misurazione della sostenibilità.
Sul prodotto, referenze come Blond Pronto in 1 minuto, le Bontà Pronte e gli snack a base di riso mostrano l'adattamento a consumi più rapidi, salutistici e versatili.
Per il B2B, Riso Gallo offre spunti importanti: rendere tracciabile la filiera, semplificare l'uso del prodotto e sviluppare formati adatti a retail moderno, foodservice, ready meal e mercati internazionali.
Venchi: il cioccolato di qualità come esperienza globale
Venchi nasce a Torino nel 1878 e ha trasformato il cioccolato italiano in un marchio riconoscibile a livello internazionale. Il suo percorso è interessante perché non si limita alla produzione, ma integra retail esperienziale, gelato, gifting, stagionalità, turismo e canali digitali.
Nel 2025 l'azienda ha raggiunto 280 milioni di euro di fatturato, in crescita del 15% rispetto al 2024. La spinta internazionale si lega a una strategia fondata su negozi monomarca, aeroporti, mercati turistici, e-commerce e campagne globali.
La campagna Spring & Easter 2026, declinata su digital, e-commerce e punto vendita, conferma la capacità del brand di usare le ricorrenze come momenti di relazione commerciale. Per i distributori, Venchi rappresenta un esempio di marchio storico che non vende solo prodotto, ma esperienza, gifting e premium retail. È una lezione utile per molte aziende italiane: nei mercati internazionali, la categoria può crescere quando viene trasformata in rituale, occasione e racconto.
Monini: olio extravergine, sostenibilità misurabile e crescita nei mercati
Fondata nel 1920 a Spoleto, Monini è un caso rilevante perché opera in una categoria fortemente esposta a volatilità produttiva, pressione sui prezzi e aspettative crescenti sulla sostenibilità. Nel 2024 ha raggiunto 257 milioni di euro di fatturato, con una crescita del 33%, mentre l'export pesa per circa il 50% dei volumi.
Il cuore dell'offerta resta l'olio extravergine d'oliva, ma la modernità del brand si lega alla capacità di documentare la sostenibilità in modo misurabile. Il progetto Bosco Monini ha superato le 793.000 piante su 1.673 ettari, con oliveti biologici e 17 cultivar diverse.
Per buyer e distributori, questo approccio è importante perché l'olio EVO non viene presentato soltanto come prodotto tradizionale, ma come risultato di filiera, paesaggio agricolo, responsabilità ambientale e continuità qualitativa. In una categoria complessa, Monini mostra come sostenibilità e crescita possano diventare argomenti commerciali concreti.
Auricchio: prodotto iconico, posizionamento e comunicazione efficace
Auricchio nasce nel 1877 ed è legato in modo profondo al Provolone, prodotto iconico che ha costruito la riconoscibilità del marchio. La sfida recente è rendere attuale un brand molto radicato, senza indebolirne l'identità.
Il nuovo posizionamento "Più che originale, l'originale" (in inglese "More than original, the original", accompagnato dal restyling del logo con riferimento a Napoli 1877, mostra una strategia chiara: valorizzare l'autenticità, ma aggiornare linguaggio e presenza mediatica. La campagna multicanale 2026 utilizza TV e piattaforme streaming, segnalando la volontà di intercettare pubblici diversi.
Il gruppo prevede di chiudere il 2025 con 420 milioni di euro di fatturato complessivo e ha rafforzato la propria presenza anche attraverso il brand 3B Latte, con formaggi proposti in modo più leggero e contemporaneo. Per il B2B, Auricchio è un esempio di come un prodotto storico possa diventare piattaforma di gamma (ossia una base riconoscibile da cui sviluppare nuove referenze e andare verso più occasioni di consumo), mantenendo l'autorevolezza della marca madre ma aprendosi a nuovi consumi.
Caffè Vergnano: torrefazione storica, valori e sostenibilità sociale
Caffè Vergnano è una delle torrefazioni italiane più storiche, attiva dal 1882. Nel 2024 ha raggiunto 124,7 milioni di euro di ricavi, con una crescita del 17,5% rispetto al 2023. L'export è cresciuto del 33%, arrivando a 32,8 milioni di euro, con presenza in oltre 90 Paesi.
La modernità del brand si sviluppa su più livelli. Da un lato, la partnership con Coca-Cola HBC ha rafforzato la distribuzione internazionale; dall'altro, il progetto Women in Coffee ha dato al marchio una dimensione sociale e valoriale, collegando il caffè a empowerment femminile, filiera e sostenibilità.
Per il canale B2B, il caffè è una categoria trasversale: retail, horeca, uffici, vending, travel e foodservice. Caffè Vergnano dimostra come una marca familiare possa crescere fuori dall'Italia mantenendo un'identità chiara, ma dotandosi di strumenti distributivi e valoriali adatti ai mercati globali.
Polara: il caso di una PMI territoriale che esporta identità
Tra i marchi storici, Polara offre un esempio particolarmente utile per molte aziende italiane che associano la propria immagine al territorio di origine. Fondata a Modica nel 1953, l'azienda ha costruito la propria identità sulle bibite siciliane, sugli agrumi dell'isola e su un immaginario territoriale molto riconoscibile.
Nel 2025 Polara ha raggiunto 15,8 milioni di euro di fatturato, con una crescita del 10%. L'export rappresenta il 30% del fatturato e il brand è presente in oltre 50 Paesi. La limited edition Infiorata di Noto 2026 trasforma tre referenze simbolo - Chinotto di Sicilia, Limonata di Sicilia e Mandarino Verde di Sicilia - in bottiglie d'autore ispirate alla celebre manifestazione floreale che ogni anno valorizza il centro storico di Noto.
La linea Polara '53, dedicata a toniche e mixer a ridotto contenuto di zucchero, mostra inoltre la capacità di entrare nel mondo della mixology e dei cocktail bar. Per produttori legati all'identità regionale, Polara dimostra che il territorio può diventare leva export quando viene tradotto in design, canali, cultura di consumo e coerenza di marca.
Spunti strategici per produttori, distributori e buyer
Questi casi mostrano che la longevità non è un vantaggio automatico. Diventa competitiva solo quando viene trasformata in una strategia leggibile per il mercato. I produttori devono chiedersi se la propria storia genera davvero valore commerciale: aiuta a spiegare il prodotto? Rafforza la fiducia? Supporta il prezzo? Differenzia la gamma? Facilita il lavoro dei partner esteri?
Per distributori e buyer, invece, l'analisi dei brand storici offre criteri utili di selezione. Non basta valutare la notorietà: occorre osservare crescita, investimenti, adattabilità ai canali, supporto marketing, innovazione di prodotto, chiarezza del posizionamento e capacità di generare contenuti utilizzabili nel mercato locale.
I brand italiani più interessanti sono quelli che riescono a combinare tre livelli: radici riconoscibili, modernità dell'offerta e solidità commerciale.
Quando tradizione, innovazione e capacità distributiva lavorano insieme, il marchio non resta ancorato al passato: diventa uno strumento per costruire nuove opportunità nei mercati internazionali.